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La parità di genere? La pandemia peggiora il traguardo, ora ci vorranno 135 anni

La posizione dell'Italia migliora infatti di 14 posizioni, al 62esimo posto su 156 economie prese in considerazione: nel 2020 era 76esima: va meglio, ma resta distanza dalle vicine Germania (11esima) e Francia (16esima).

La parità di genere? La pandemia peggiora il traguardo, ora ci vorranno 135 anni

Report Gender Gap del Wef, “un’altra generazione di donne dovrà aspettare”. Islanda top, Itala migliora è 62/ma su 156

Un’altra generazione di donne dovrà attendere la parità di genere, secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum. Poiché l’impatto della pandemia COVID-19 continua a farsi sentire, la chiusura del divario di genere globale è aumentata di una generazione da 99,5 anni a 135,6 anni.

Il report sottolinea come la pandemia abbia rallentato anni di progressi verso l’uguaglianza tra uomini e donne, poichè come visto in una serie di studi è stato dimostrato l’impatto sproporzionato sulle donne, che hanno perso il lavoro a un tasso più elevato rispetto agli uomini e hanno dovuto assumersi molto di più dell’onere aggiuntivo per l’assistenza all’infanzia quando le scuole hanno chiuso. Gli effetti si faranno sentire a lungo termine, secondo il Forum economico mondiale, che nel suo rapporto annuale sul divario di genere globale ha rilevato che gli obiettivi per la parità di genere sembrano allontanarsi ulteriormente poichè “nonostante si stiano creando condizioni di parità in termini di educazione e condizioni sanitarie, le donne non hanno le stesse opportunità, fronteggiano ostacoli economici, un peggioramento della partecipazione politica e difficoltà nel mantenere il posto di lavoro”.
L’organizzazione, che riunisce l’élite globale nella svizzera Davos ogni anno, aveva scoperto nel suo precedente rapporto, pubblicato nel dicembre 2019 proprio prima della pandemia, che la parità di genere in una serie di settori sarebbe stata raggiunta entro 99,5 anni. Ma il rapporto di quest’anno mostra che il mondo non è sulla buona strada per colmare il divario di genere per altri 135,6 anni. “Un’altra generazione di donne dovrà aspettare la parità di genere”, ha detto il WEF. Il rapporto annuale dell’organizzazione con sede a Ginevra tiene traccia delle disparità tra i sessi in 156 paesi in quattro aree: istruzione, salute, opportunità economiche ed emancipazione politica.
Parità sul posto di lavoro in 267 anni –
Tra i lati positivi, le donne sembrano colmare gradualmente il divario di genere in settori come la salute e l’istruzione. Ma la disuguaglianza sul posto di lavoro – che è sembrata a lungo l’area più difficile da correggere – non dovrebbe ancora essere eliminata per altri 267,6 anni. E la pandemia non ha aiutato. Il WEF ha indicato uno studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite che mostra che le donne hanno maggiori probabilità di perdere il lavoro durante la crisi, in parte perché sono rappresentate in modo sproporzionato in settori direttamente interrotti dai blocchi. Altre indagini hanno dimostrato che le donne stavano sostenendo una quota maggiore dell’onere dell’aumento dei lavori domestici e dell’assistenza all’infanzia durante i blocchi, contribuendo a un maggiore stress e a livelli di produttività inferiori. Le donne sono state anche riassunte a un ritmo più lento rispetto agli uomini quando i luoghi di lavoro si sono riaperti, secondo i dati di LinkedIn a cui si fa riferimento nel rapporto. La pandemia ha avuto un impatto fondamentale sull’uguaglianza di genere sia sul posto di lavoro che a casa, riportando indietro anni di progressi”, ha detto l’amministratore delegato del WEF Saadia Zahidi nella dichiarazione. “Se vogliamo un’economia futura dinamica, è vitale che le donne siano rappresentate nei lavori di domani”, ha detto, sottolineando che “questo è il momento per incorporare la parità di genere nella ripresa”.
Divario politico di genere in crescita –
È stato nella sfera politica che la marcia verso la parità di genere ha fatto il più grande dietrofront, con diversi paesi a grande popolazione che hanno visto aumentare il divario politico di genere, lo studio WEF ha rilevato. Le donne detengono ancora poco più di un quarto dei seggi parlamentari in tutto il mondo e solo il 22,6 per cento delle cariche ministeriali. Nella sua traiettoria attuale, il divario politico di genere non dovrebbe chiudersi completamente per altri 145,5 anni, ha rilevato il rapporto. Ciò segna un aumento del 50% rispetto ai 95 anni stimati nel rapporto 2020, ha sottolineato il WEF. I progressi nelle categorie variano notevolmente a seconda dei paesi e delle regioni. Il rapporto ha sottolineato che mentre i paesi dell’Europa occidentale potrebbero colmare il loro divario di genere complessivo in 52,1 anni, i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa impiegheranno quasi 142,4 anni per farlo.
La classifica: 
Nel complesso, i paesi nordici hanno dominato ancora una volta i primi della classifica: il divario tra uomini e donne è stato più ridotto in Islanda, per il 12 ° anno consecutivo, seguito da Finlandia e Norvegia. La Nuova Zelanda ha ottenuto il quarto posto, davanti alla Svezia, seguita dalla Namibia. Gli Usa sono solo 30esimi. Pur con tutte le difficoltà vissute dalle donne in Italia, nient’affatto immuni al trend globale che le ha viste pagare il prezzo più salato dell’impatto socio-economico della pandemia insieme ai giovani, la Penisola segna un miglioramento degli indicatori calcolati dall’organizzazione di Ginevra. La posizione dell’Italia migliora infatti di 14 posizioni, al 62esimo posto su 156 economie prese in considerazione: nel 2020 era 76esima: va meglio, ma resta distanza dalle vicine Germania (11esima) e Francia (16esima). E’ al 41esimo posto nella scala dell’emancipazione politica femminile, 33esima quanto a numero di donne con posizioni ministeriali. Più indietro, tuttavia, al 55esimo posto sul fronte dell’educazione, con strada da fare in particolare nella partecipazione femminile ai corsi di studio con più futuro: come le materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) da dove provengono solo il 15,7% delle laureate, quasi la metà rispetto ai maschi (33,9%). E ancora, parità di genere lontana nel lavoro part time (49,9% delle donne, contro il 21,4% degli uomini) e nei redditi: la media femminile è del 42,8% più bassa rispetto agli uomini, e persino quando svolgono mansioni simili, le donne soffrono ancora un gap di ben il 46,7% rispetto agli stipendi degli uomini.
A questo quadro internazionale si aggiunge un ulteriore dato della Consob: meno del 2% di donne nel ruolo di amministratore delegato delle società presenti in Borsa a Milano, al di sotto del 4% per la carica di presidente: un dato forte, anche se la presenza femminile nei Cda delle quotate come consigliere si avvicina al 40% previsto oggi dalla legge.

fonte: www.ansa.it

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