Aristocratica Cronaca Gravina in Puglia

La maestra di Ciccio Pappalardi ricorda la scomparsa dei bambini: “Ciccio era un bambino molto triste e bisognoso di cure e attenzioni”

“Sono stata la maestra di Ciccio Pappalardi, la storia di Gioele mi ha fatto ripensare dolorosamente a quanto accaduto a Gravina in Puglia quattordici anni fa”.

È cominciata così la mia conversazione con una distinta signora pugliese che preferisce restare anonima e che in questi giorni ha condiviso con me la profonda rabbia legata a un fatto di tanti anni fa e affiorata durante le ricerche del piccolo Gioele Mondello, scomparso con la sua mamma e ritrovato 15 giorni dopo da un volontario. Come il piccolo Mondello, anche Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini di Gravina di Puglia di 13 e 11 anni scomparsi nel giugno del 2006, furono cercati da tutte le forze di polizia. A differenza di Gioele vennero trovati per uno sfortunato incidente due anni dopo, proprio lì dove erano stati già cercati, in un vecchio casolare alla periferia di Gravina di Puglia, dove andavano spesso a giocare con altri ragazzini. Raggomitolati sul fondo di una cisterna dove erano morti di stenti e (Ciccio), con gravi fratture procurate dalla caduta, i loro corpi vennero scoperti grazie ai soccorsi attivati per un altro bambino caduto nel pozzo. Questa la sola similitudine, l’essere stati oggetto di una ricerca massiccia, quanto vana.Nel ripercorrere quei tragici giorni, quella che chiameremo, con un nome di fantasia, Anna, mi ha raccontato anche gli antefatti della scomparsa dei bambini.

E pur essendo passati quattordici anni, ho trovato nel suo racconto spunti di riflessione per le cronache di oggi.

Ciccio era un bambino molto triste e bisognoso di cure e attenzioni” ha raccontato Anna. Il loro nucleo familiare era problematico e questo lo sapevamo tutti a scuola. Genitori separati, problemi di salute mentale in famiglia, episodi dubbi sui quali hanno indagato anche gli inquirenti, come avremmo scoperto dopo. Ce n’era abbastanza per minare la serenità e lo sviluppo dei due fratellini. Eravamo tutti preoccupati per loro a scuola e io in particolare. Quando fuori dall’aula a un certo punto sono spuntanti gli assistenti sociali, mi sono illuminata. Ho creduto, in quel momento, che mi avrebbero aiutato a prendermi cura di quel ragazzino triste che era Francesco e che avrebbero aiutato anche le mie colleghe che insegnavano a Salvatore – un bambino meraviglioso, di un’intelligenza brillante – a prendersi cura di lui. Non è andata così. Non c’è mai stato dialogo, non hanno mai voluto lavorare di concerto con noi né semplicemente ascoltarci. Qualche tempo dopo sono venuti a prendere i bambini per collocarli in una comunità per minori, che a mio modo di vedere, non li ha aiutati affatto. Francesco e Salvatore hanno sofferto tantissimo. Pur con tutti i loro problemi avrebbero voluto tornare con la mamma, e magari andare via da Gravina, lontano, proprio come scrisse Salvatore in un tema. Poi sono stati affidati al papà e qualche tempo dopo sono scomparsi. Ricordo la mia grandissima rabbia, quando in TV raccontavano di una situazione di apparente serenità e io ripensavo agli occhi tristi tristi di Ciccio, ai loro ritardi a scuola, alle difficoltà delle loro vite.

La loro scomparsa?

Non posso azzardare ipotesi su quanto accaduto in quel casolare, so solo che a Gravina, rispetto a certi fatti, c’è grande omertà”.

Nella foto: Ciccio in prima fila, classe quinta A.

autore: Angela Marino

fonte: facebook/angela.marino.giornalista

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