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La libertà va contro l’unità della coppia e distrugge il matrimonio?

La libertà va contro l’unità della coppia e distrugge il matrimonio?

Oggi uno dei problemi fondamentali è la libertà nella coppia. Essa dovrebbe essere la convivenza di due libertà e di due differenze, e questo convivere dovrebbe accendere le libertà dei due. E’ diffusa la paura che la libertà distrugga l’amore e il matrimonio. Ciò è comprensibile, perchè la libertà è ancora collocata sul versante privatistico: ciascuno pensa alla sua persona, per cui possono nascere l’indifferenza e anche il conflitto con l’altro. Intesa così, la libertà diventa certamente un pericolo, perchè porre al centro la propria libertà crea nella coppia, e anche nella società, lo scontro, la lacerazione, la lotta.

Nella coppia, invece, ciascuno dei due dovrebbe sentirsi responsabile della libertà dell’altro, permettendo e provvedendo che egli possa esprimere la sua dignità, i suoi diritti, le sue capacità. Per questo si dice che il matrimonio è la comunione di due “tu”e non di due “io”. L'”io”, invece, sottolinea il primato della propria libertà e delle proprie attese.

Quando questa attenzione a costruire la libertà dell’altro è reciproca, si attua il cammino di amore: un cammino di continua liberazione l’uno con l’altro, l’uno dall’altro.

Porre l’accento sull’alterità significa riconoscere un rapporto asimmetrico. Tra l’io e l’altro il centro non è l’io ma l’altro. L’io è chiamato a riconoscere nell’altro il maestro, lo stimolo che viene a interrogarlo, lo scompiglio che viene a disturbarlo. Nel rapporto con l’altro c’è un continuo esodo dalla quiete all’inquietudine, dal possesso alla domanda, dall’assopimento al desiderio di nuove prospettive.

Ogni altro è differente ma ogni altro non è indifferente perchè porta suggestioni, tensioni senza le quali l’io non può crescere. Anche l’amore di coppia cresce quando si nutre di questo valore dell’alterità: ciascuno dei due è chiamato a deporre la centralità del proprio io per assumere la centralità dell’altro. L’amore non sarà pretendere che l’altro risponda alle proprie esigenze, ma mettere il proprio io al servizio delle sue attese per far uscire la “ricchezza” che è in lui.

fonte: libro “Grazie perchè ci sei grazie per come sei” casa editrice Gribaudi

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