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“Il Testimone”: la nascita della comunità cristiana raccontata da Paolo Biondi | all’interno Intervista

Intervista al giornalista e scrittore Paolo Biondi sul suo libro "Il Testimone". Un obelisco in granito rosso si staglia nel centro di piazza San Pietro, muto testimone di millenni di storia. Il silenzio della pietra trova voce in questo romanzo in cui "troviamo persone vive, nella loro vita quotidiana non santini o personaggi ritagliati dai libri di storia".

Il Testimone: la nascita della comunità cristiana raccontata da Paolo Biondi | all’interno Intevista

Intervista al giornalista e scrittore Paolo Biondi sul suo libro “Il Testimone”. Un obelisco in granito rosso si staglia nel centro di piazza San Pietro, muto testimone di millenni di storia. Il silenzio della pietra trova voce in questo romanzo in cui “troviamo persone vive, nella loro vita quotidiana non santini o personaggi ritagliati dai libri di storia“.

Paolo Biondi, giornalista e scrittore in una apparizione a Mizar un programma del Tg2

In questo periodo non possiamo viaggiare e allora lo facciamo attraverso gli autori che nei loro libri ci raccontano le storie più belle, quelle che ci aiutano a capire chi siamo e da dove veniamo. Ci sono autori che ci accompagnano in un viaggio lungo la storia quando gli permettiamo di farlo. Ospitiamo allora sulla nostra rivista delle mamme AristocraticaNews, il giornalista Paolo Biondi che con i suoi anni di esperienza nella professione ci racconta nei suoi libri le verità storiche di personaggi reali.

Si vuole presentare ai nostri lettori, chi è Paolo Biondi, di che cosa si occupa e si è occupato, dove vive e quali sono le sue aspirazioni?

Sono un giornalista in pensione da 5 anni. Ora scrivo romanzi storici e quella di scrittore è diventata la mia nuova professione che svolgo a tempo pieno. Sono nato a Rimini e dal 1980 mi sono trasferito a Roma dove vivo e lavoro; sono sposato, ho un figlio ed una magnifica nipotina. Roma e la sua storia è anche il cuore della mia attività come scrittore. I miei libri sono infatti un viaggio alla riscoperta dell’antica Roma, la sua storia, la sua cultura, letteratura, arte ed urbanistica. Ho iniziato con una trilogia dedicata al periodo di Augusto: due biografie romanzate, la prima dedicata alla moglie di Augusto, Livia – una donna incredibile e affascinante che ha governato Roma per 67 anni –, e la seconda a Giulia, la bellissima e inquieta figlia unica di Augusto, che ha vissuto ed è cresciuta a fianco dei maggiori poeti dell’epoca, da Virgilio ad Orazio, da Tibullo a Sulpicia, ma soprattutto Ovidio, poeta dell’Arte amatoria; completa la trilogia I misteri dell’Ara Pacis, una storia romanzata del più grande monumento per bellezza e importanza comunicativa dell’epoca di Augusto.

E’ uscito il suo ultimo libro “Il Testimone”, un occhio clinico sulla Piazza più nota del mondo “Piazza San Pietro”, da dove nasce la sua idea di leggere la storia da un punto di vista tanto originale?

Il Testimone è la storia dell’obelisco di Nerone, il monolite che ora fa bella mostra di sé al centro di Piazza San Pietro. Il romanzo narra le vicende delle quali questo monumento è stato testimone da quando fu trasportato a Roma da Alessandria d’Egitto dall’imperatore Caligola per abbellire la spina, cioè il muro divisorio centrale del circo, cioè dell’ippodromo privato dell’imperatore dove svolgere le corse di cavalli e bighe, vera passione dei romani, fino alla morte e alla sepoltura di San Pietro, durante la prima persecuzione dei cristiani operata da Nerone dopo il famoso incendio di Roma del 64 dopo Cristo. Il romanzo narra le lotte dinastiche dei giulio-claudi: da Caligola a Claudio e da Claudio a Nerone e dei principali avvenimenti di quegli intensi tre decenni, avvenimenti fra i quali spicca la nascita e la crescita della prima comunità cristiana nell’urbe.

Così, se da un lato protagonisti della narrazione sono San Pietro e San Paolo, Aquila e Prisca, incontriamo anche personaggi quali Agrippina e Messalina o Seneca. La particolarità è che troviamo persone vive, nella loro vita quotidiana non santini o personaggi ritagliati dai libri di storia.

Crede che la “Pietra di cui sia fatto l’obelisco” muto testimone della storia possa essere una rappresentazione di quello che la storia dovrebbe insegnare, a fare silenzio? Cosa è per lei il silenzio in un processo di comunicazione?

Certo. Per capire la storia bisogna far parlare i fatti e i protagonisti, cercando innanzitutto di collocarli nel loro tempo, dando a uomini e donne quelle passioni e sentimenti dei quali la loro vita quotidiana è fatta. E questo sono i miei libri: dei viaggi che faccio, prendendo per mano il lettore, per accompagnarlo a conoscere da vicino uomini e donne di altre epoche, ma anche monumenti, opere d’arte, opere letterarie. Da questo punto di vista il silenzio al quale lei fa riferimento è l’ascolto dei fatti dei protagonisti, senza far prevalere le nostre impressioni o il rumore delle nostre domande.

Al tempo dei social in cui tutti possono dire quello che vogliono ma non è detto che sia vero, crede sia un tempo giusto per imparare “l’arte del fare silenzio” e di dire la cosa giusta e saggia nel modo giusto?

Questione cruciale perché mette a tema le fonti alle quali ci rivolgiamo per avere notizie. Leggere i social non è apprendere notizie, ma soprattutto incontrare persone. Per le notizie invece bisognerebbe affidarsi sempre a fonti controllate e soprattutto bisogna imparare che non tutto quello che ci dicono, specie quando a dircelo sono persone delle quali abbiamo una conoscenza superficiale o delle quali non sappiamo nulla, è sempre vero. Che sia verosimile non vuol dire che sia anche vero.

Altro tema è quello della propaganda politica, cioè quello di come il mondo politico ci trasmette informazioni. I miei libri narrano molto di come è nata e si è sviluppata la propaganda politica che fu in un certo senso inventata e messa a tema coscientemente della propria attività da Augusto e dal suo principato. Teniamo presente che sotto Augusto, almeno nei primi decenni del suo impero, a governare Roma furono l’imperatore, sua moglie Livia, Agrippa che fu grande condottiero e costruttore di grandi opere, e Mecenate che nel suo circolo ospitava gli intellettuali dell’epoca a iniziare da Virgilio e Orazio, Ovidio. Livia e Mecenate erano in qualche modo preposti alla comunicazione presso le grandi famiglie ma anche il popolo dei messaggi chiave del principato. Ed anche l’attività di Agrippa, come costruttore di gradi opere, aveva al centro il messaggio che queste opere dovevano comunicare. Non a caso in questi anni anche un personaggio quale il grande architetto Vitruvio dettò come case, monumenti, quartieri e città dovevano essere edificati all’interno dello stesso progetto comunicativo del principato augusteo.

Perché le nostre lettrici dovrebbero leggere il suo libro, qual è il messaggio, che come un seme, vorrebbe lasciare ai suoi lettori?

In primo luogo, per diletto e farsi dei viaggi e delle passeggiate nel clima della Roma antica, con puntate in giro per l’Italia (alcuni capitoli sono ambientati in Sicilia) e per il mondo, in particolare in Egitto e Grecia. Poi per riscoprire le nostre radici culturali, quello che siamo. E per imparare a guardare con occhi diversi quello che vediamo: l’obelisco di Piazza San Pietro, monumento che in quella piazza non possiamo non vedere anche se non ci soffermiamo mai su di esso, attratti da tutto il resto, ha tanto da raccontarci e insegnarci, bisogna ascoltarlo.

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