Bambini Malattie

Cosa significa DSA e BES? Come intervenire.

Cosa significa DSA e BES, forse conviene curare con l’educazione, aiutare gli adulti a rimuovere le carenze formative

La sigla DSA sta per Disturbo Specifico dell’Apprendimento con cui si indicano le difficoltà riscontrabili in età scolare, a causa di problemi nei vari apprendimenti scolastici: se il bambino ha problemi nella lettura, si parla di dislessia, se ha problemi nella scrittura, disortografia, nella grafia, disgrafia, nel calcolo, discalculia.

La sigla BES sta per Bisogni educativi speciali, riguarda alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Molte sono le critiche avanzate a questo tipo di sistema scolastico che prevede la medicalizzazione psichiatrica di molti alunni, almeno uno su quattro. Infatti Daniele Novara, pedagogista fa un’analisi interessante e individua una cura senza medicalizzazione che riguarda gli adulti.

“Nella scuola, in 10 anni sono quasi raddoppiate le certificazioni di disabilità, in 4 anni triplicate le diagnostiche di DSA e in 3 anni sono dilagati i BES. In pratica, è aumentata in maniera esponenziale la crescita delle diagnosi psichiatriche nell’età infantile e adolescenziale e, in particolare, la tipologia di problema più frequente è quella legata alla disabilità intellettiva. Nella primaria, tale complicazione è seguita dai disturbi dello sviluppo e del linguaggio.”


Daniele Novara analizza anche la famiglia nei suoi deficit educativi: “Mancanza di regole educative chiare, discrepanza sostanziale tra padre e madre nella formazione dei figli, mancato sviluppo delle autonomie all’età prevista, sedentarietà indotta e mantenimento di fusionalità simbiotiche sono fra le situazioni più diffuse e in aumento.”

Parla infatti di malattia dell’educazione per denotare tutti gli stati infantili e preadolescenziali di disagio e seria difficoltà che sono la conseguenza di un deficit educativo dei genitori.
La vera emergenza è la disattenzione crescente nei confronti dell’educazione dei bambini e dei ragazzi quasi che i bambini e i ragazzi possano farcela da soli senza un cantiere ben organizzato da genitori, insegnanti e adulti.”

Se il processo educativo non avviene il bambino o il ragazzo cosa fa? “Messe insieme l’incapacità d’interpretarsi in senso educativo e l’alienazione infantile nei confronti del gioco, della motricità e della natura, si capisce come le difficoltà emotive non appartengano a motivazioni neurologiche, ma prevalentemente a situazioni ambientali dove l’innaturalità della vita impedisce anche il recupero di eventuali ritardi fisiologici.

“Ecco perché si può curare con l’educazione. Aiutare gli adulti a rimuovere le carenze formative, ripristinando i basilari minimi, consente di uscire dal tunnel della patologizzazione. E permette di offrire un’alternativa, una svolta di coraggio educativo per portare un contributo decisivo, tappa per tappa, alla crescita di bambini e ragazzi”

“esistono malattie dell’educazione forme di disturbo infantile adolescenziale che nascono proprio da una educazione sbagliata, dove i basilari educativi non vengono rispettati, e quindi i bambini si mettono nei guai, l’esempio più eclatante è quello del sonno, perchè se un bambino di tre anni, dorme solo otto, nove ore durante una giornata è ovvio che le sue capacità si riducono”

“curare con l’educazione di garantire ai genitori e agli insegnanti le adeguate informazioni in funzione di una crescita che impedisca loro di incappare nelle maglie piuttosto tragiche di malattie evolutive che si potrebbero facilmente evitare.”

“Se i nostri figli soffrono di qualcosa è proprio l’eccesso, qualcosa che è fuori misura”

non serve un genitore perfetto ma fare quel tanto che basta, il minimo indispensabile che basta piuttosto che cercare sempre la cosa perfetta, questo sarebbe sufficiente a migliorare le crescite educative dei nostri figli”

“c’è un superfluo materico, vestiti firmati, eccesso di giocattoli, ma più che altro, i bisogni dei bambini rischiano di diventare prodotti commerciali, un fenomeno estremamente diffuso, il bambino ha un bisogno estremo di movimento, allarme diabete infantile, obesità, bambini introducono tanto zucchero e non le smaltiscono, il marketing trasforma questi bisogni in prodotti commerciali, si gioca a calcio sulla play station.

In modo che il bambino non si debba muovere con il corpo, anche il disegnare, il bambino ha una grande esigenza di disegnare e lo abbiamo sostituito con un schermo su cui fa finta di disegnare. Sono tutti processi di desensorializzazione. Il marketing è anche raffinato e molto sensibile alle mura domestiche, molti bambini hanno bisogno del pannolino di notte, e il marketing inventa le mutandine di notte, si può andare a fare la gita scolastica, e il prodotto commerciale sostituisce una necessità di autonomia che rappresenta una emancipazione per un ragazzino”

I genitori dovrebbero tornare ad educare, per evitare di curare i propri figli.

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