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Come e quando insegnare una lingua straniera ai bambini?

Come e quando insegnare una lingua straniera ai bambini: la principessa Charlotte, secondogenita di Kate Middleton, ha appreso lo spagnolo a soli 2 anni.

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Grazie ai suoi studi in lingue e alla sua specialità i bambini, la dott.ssa Tonia Facendola è convinta che un bambino quando nasce è già pronto per imparare ed è compito dei genitori supportare il bambino, nutrendo la sua mente, il suo sviluppo cerebrale, perché raggiunga il suo potenziale, attraverso il nutrimento linguistico, l’interazione, il dialogo.

Secondo gli scienziati l’apprendimento linguistico inizia nell’utero materno. Nella 24 esima settimana di gestazione si sviluppano i 5 sensi, tra cui l’udito: il bebè ha la capacità di riconoscere la voce della mamma e anche del papà. L’udito è fondamentale per creare una sorta di “legame familiare” anticipato. E gli stimoli sonori concorrono allo sviluppo cerebrale del bambino, imprimendosi nella sua memoria. Dopo la nascita, appena riunito alla mamma, il bebè riconosce subito “quel” battito cardiaco, “quella voce”. Non solo. Si è osservato che un neonato sa distinguere, tra le tante, una particolare melodia sentita spesso nel periodo prenatale, e persino una fiaba.

Il linguaggio è una funzione del cervello. Le neuroscienze (insieme di discipline che studiano la struttura e le funzioni fisiologiche e cognitive del cervello) negli ultimi anni hanno mostrato che il linguaggio e le altre attività cognitive non sono attributi di un’anima immateriale, piuttosto delle funzioni apprese in un determinato ambiente socio-culturale rappresentate in specifiche strutture del cervello.

La cultura di tipo umanistico ereditata dal mondo greco-romano e dalla filosofia classica non ha prestato molta attenzione alla struttura biologica e quindi il cervello nei processi di apprendimento.

Paradossalmente, ancora oggi gli orientamenti pedagogici nell’insegnamento delle lingue straniere sono influenzati più dalle opinione dei filosofi del passato che dalle recenti ricerche delle neuroscienze.

Pertanto le novità possono essere di particolare interesse per genitori e insegnanti più sensibili ad una più avanzata pedagogia dell’insegnamento delle lingue.

Le neuroscienze ci dicono che dalla ventesima settimana di gestazione fino al terzo anno di età si assiste ad una elevata crescita del numero delle sinapsi, i collegamenti tra neuroni nel cervello umano. Tale crescita è in parte codificata a livello genetico e in parte viene influenzata dagli stimoli ambientali. Questa fase corrisponde anche all’acquisizione di competenze motorie, linguistiche e cognitive.

Tra i 3 e 8 anni il numero delle sinapsi è molto elevato.

Poco prima della pubertà si assiste ad un declino della densità sinaptica.

Una brusca caduta della densità sinaptica si ha nella vecchiaia.

Dunque se si acquisiscono la madrelingua ed una seconda lingua tra 0 e 3 anni con un’esposizione consistente e continua il livello di competenza per entrambe le lingue è pari a quello di un madrelingua (ossia la loro conoscenza della lingua sarà perfetto sia a livello fonologico che morfosintattico) poiché questo rappresenta il periodo di massima plasticità del cervello. Successivamente, durante l’adolescenza e l’età adulta, sarà ancora possibile apprendere una lingua ma non si raggiungerà mai la perfezione a livello fonologico e sintattico, e l’apprendimento sarò più faticoso.

Una lingua straniera non deve essere una materia di studio ma il veicolo per comunicare e per mediare esperienze educative.

In merito a quante e quali lingue insegnare, l’Unione Europea consiglia di insegnare precocemente almeno due lingue ‘straniere’, possibilmente di gruppi linguistici diversi. Dunque poiché l’italiano appartiene al gruppo delle lingue romanze, i bambini italiani dovrebbero conoscere bene almeno l’inglese (che è attualmente la lingua più utilizzata in ambito commerciale, scientifico e turistico), e possibilmente altre lingue come: l’arabo (gruppo semitico), il russo (lingua del gruppo slavo) o il cinese (sinotibetana).

Come crescere un figlio bilingue in una famiglia italiana?

“Alla luce delle ultime ricerche delle neuroscienze non vi è alcun dubbio che prima si apprende una seconda lingue e meglio è!” dice Tonia Facendola. Tali dati mettono a tacere falsi miti attorno all’apprendimento precoce delle lingue, che non sono altro che il risultato di mancanza di conoscenza e paure infondate. Ad esempio pensare che un bambino che apprenda in età precoce una seconda lingua possa avere un ritardo nell’apprendimento della madrelingua o possa “ confondersi” non ha alcun fondamento scientifico.

Il genitore che intende crescere un bambino bilingue può seguire semplici regole e fare delle attività, come adottare un approccio naturale nell’apprendimento linguistico che si ottiene quando si è immersi in un contesto spontaneo (cioè il meno possibile costruito) tutto inglese. Le attività possono essere molteplici: giocare, cantare, interagire in inglese, raccontare una storia (tipologia di libri: sensoriali, descrittivi, che raccontano una storia), visione di cartoni/film in lingua, viaggiare, e altro ancora. È necessario che il genitore segua delle routine e che l’esposizione alla lingua sia consistente e costante.

  • Il ruolo della scuola/insegnanti:

La lingua non è una materia fredda e ripetitiva, una lingua è fatta di vite, tradizioni, cultura; spesso invece le scuole di lingua per bambini nascondono enormi lacune sotto la bella facciata perché l’inglese che propongono è non solo artificiale, ma anche arbitrario, frustrante e fonte di blocchi interiori.

L’insegnante deve avere una elevata competenza della lingua che insegna, sia a livello di pronuncia che di grammatica.

Metodologie: metodo naturale, musica, ritmo, TPR, movimento, lettura, attività creative e multisensoriali, CLIL, interazione, non insegnare la lingua straniera ma utilizzarla.

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