Ragazzi Scuola

Bullismo cosa fare: analisi nelle scuole di Altamura per prevenire il fenomeno

Bullismo cosa fare: una interessante analisi delle cause per prevenire il fenomeno

Il seguente progetto “Gavino Ledda e i suoi Derivati” rivolto ai ragazzi delle scuole medie inferiori di Altamura ( Tommaso Fiore; Padre Pio, Pacelli), è nato per iniziativa della psicologa Donatella Pepe e ha carattere preventivo sul fenomeno del disagio minorile tra gli adolescenti.

Il progetto è stato realizzato in tre fasi:

  1.  in parte secondo una modalità didattica e un approccio partecipativo, in particolare le lezioni sono state strutturate per informare e prevenire sul fenomeno del disagio e del bullismo, a partire dalla visione del film dei fratelli Taviani che ha fatto da filo conduttore a tutto il percorso progettuale;
  2. una seconda parte esperienziale, data dalle simulazioni di situazioni correnti di disagio, di cui sono stati attori/spettatori alcuni ragazzi che hanno permesso di sperimentare soluzioni alternative più accettabili;
  3. una parte sperimentale sul fenomeno del bullismo, condotta su un campione di 110 ragazzi delle classi III della scuola secondaria di primo grado “ Tommaso Fiore”.

Nell’indagine conoscitiva, ci si è avvalsi di un test che misura le varie dimensioni del disagio minorile

  • nelle relazioni tra coetanei,
  • nel contesto scolastico,
  • nella relazione con gli insegnanti,
  • nella relazione familiare, criticità nella comunicazione sociale e nelle rappresentazioni mentali.

L’intento della ricerca è stato quello di riconoscere il fenomeno del bullismo al suo primo nascere per cercare di interrompere la catena di reazioni negative che contribuiscono allo sviluppo di conseguenze a lungo termine alla base del disadattamento esistenziale e della devianza minorile. Si evidenzia perciò, una visione d’insieme sulla natura dell’adolescenza e sulle determinanti profonde dell’affettività alla base della strutturazione della personalità, e che si ipotizza abbiano un ruolo di fondo nella genesi delle manifestazioni molteplici del disagio minorile.

Nel considerare ad es. il disagio scolastico e il bullismo nelle scuole, essi compaiono quasi sempre congiuntamente e sono riconducibili ad una pluralità di cause a livello multidimensionale, determinate da fattori psico-sociali; socio-culturali ed ambientali.

In questa panoramica, l’attenzione più che sull’individuo si pone sul gruppo, imperniato su imperativi di esclusione/inclusione alla base delle lotte di potere tra i minori per riprendersi uno spazio e un riconoscimento che è mancato.

È proprio la sensazione di mancanza che contraddistingue lo stato di disagio che sprona a sviluppare alcuni meccanismi di difesa e tali sono rappresentati magistralmente nella pellicola del film “Padre Padrone” che ricostruisce il percorso infantile compiuto da “Gavino Ledda”, il personaggio che ha ispirato il progetto che parte dal disagio, di chi porta con sè tutta l’empietà di una fanciullezza negata e compendia nella parabola sociale del bullismo.

Il Trailer di Padre Padrone:

Dagli esiti della ricerca sono emerse interessanti salienze che hanno richiesto un’indagine particolare del disagio nelle differenze di genere.

Inoltrandoci così nel focus della ricerca che ha dato i seguenti risultati:

Dal campione osservato più del 40% dei ragazzi ha messo in atto condotte di bullismo di cui, circa il 28% sistematicamente, mentre il numero delle vittime per quantità è leggermente inferiore al numero di chi pone in essere condotte di bullismo (32%). Questo sta a significare che, c’è una prevalenza di forme miste di bullismo che oscillano tra il comportamento del bullo e della vittima ed è solo tra quest’ultima categoria, che si rintracciano forme pure che nella specie, rappresentano ’8% del campione osservato e sono vittime che subiscono atti di violenza grave.

Dai risultati dei test, inoltre, si legge come è irrilevante la differenza di genere nelle condotte di bullismo, le quali vengono attuate in particolare all’interno del plesso scolastico e in seno al gruppo classe. Tale, è senz’altro indicatore di una relazione disturbata col contesto scolastico che diventa fortemente a rischio quando congiuntamente è presente una relazione problematica con gli insegnati (che nelle specie rappresenta 30% dei casi che equivale alle percentuali delle vittime) e una relazione difficile con la famiglia .

Il più delle volte quando il rapporto genitoriale è problematico presenta le caratteristiche tipiche dello stile educativo: autoritario-giudicante e si traduce nell’effetto- razione dei ragazzi, i quali adottano modalità di comportamento o di tipo evitante o di tipo aggressivo tipico del modo di porsi della vittima o del bullo. In particolare, è emerso come: le ragazze coinvolte in un disagio scolastico, parallelamente sono al centro di una diatriba familiare che le vede invischiate nel rapporto paterno.

Al contrario, i ragazzi nelle stesse condizioni, risultano invischiati nella relazione materna e in molti casi non hanno un vero rapporto con il padre che risulta molto spesso periferico e/o assente anche quando non si segnalano problemi .

Il bullismo maschile si caratterizza per la percezione positiva della propria immagine corporea che è migliore rispetto a quella riferita dal genere femminile. Le ragazze, infatti, rispetto alla propria immagine corporea, inseguono e tendono a corrispondere all’ideale di magrezza e di fisicità; come se il corpo fosse lo strumento di potere per controllare gli altri (lo stesso si riscontra tra bulle e vittime). Diversamente tra il genere maschile, solo la vittima non è soddisfatta del proprio aspetto fisico e mentre le ragazze tendono a diminuire la propria immagine, i ragazzi anelano ad avere un corpo più sviluppato, rincorrendo un ideale di machismo che enfatizza le qualità mascoline come: la forza e la prepotenza per aggiudicarsi il potere, cadendo in tal modo, nel luogo comune che vede bulli e pupe interpreti del fenomeno del bullismo.

Un’altra curiosa osservazione riguarda il modo di porsi rispetto l’essere bullo o vittima. Il bullo mostra un atteggiamento da adulto derivato dal contesto familiare che molto spesso gli ha delegato ruoli adultizzati, senza aver prima soddisfatto il suo bisogno evolutivo di affetto e riconoscimento. In genere, il bullo appare ben integrato nel contesto sociale, mentre è incapace di stare nella relazione duale in cui pone in essere condotte aggressive ed espulsive, mostrandosi egocentrico non conoscendo affatto modalità di relazioni volte alla reciprocità. Mostra, inoltre, trascuratezza e incompetenza rispetto ai compiti evolutivi, segnalando un basso profilo disciplinare in tutte le materie.

Un dato di novità è quello che tra le vittime sono sempre meno i “secchioni” infatti, si riscontra un gran numero di ragazzi con un basso profilo disciplinare e relazioni inadeguate sia nell’ambito scolastico che familiare. In molti casi le vittime non riconoscono né di avere un rapporto problematico con i compagni, nè il loro ruolo di vittima, ma si smentiscono segnalando di aver subito atti di bullismo e descrivendosi con un profilo che è conforme a quello tipico della vittima. Anche la loro relazione familiare risulta disturbata e dai genitori vengono trattati a volte come adulti, a volte come bambini e questo li porta a comportarsi in modo infantilizzato rispetto alla loro età cronologica.

Alla luce di questi dati, non si può, non riconoscere come il bullismo è una parabola sociale che ha radici nella relazione. La scuola come agenzia di socializzazione e promotore del benessere individuale e sociale della persona, ha anche la funzione di provvedere a ristabilire delle relazioni più adeguate rispetto a chi è portatore di un disagio.

Se pur nel 70% dei casi, la relazione con gli insegnanti si mostra soddisfacente, in generale, risulta emotivamente distante dall’orbita dei ragazzi che difficilmente si rivolgono agli insegnanti quando hanno problemi, soprattutto se sono già coinvolti in una relazione disturbata con gli adulti. La grave mancanza di comunicazione fa eludere la possibilità che sia effetto e sia riconducibile al particolare ciclo vitale dell’adolescenza ma, fa riflettere ancora sulla debolezza delle relazioni e la capacità di sapersi fidare degli altri.

La classe, dovrebbe essere lo spazio in cui stimolare la migliore espressione di ogni individuo e reggere il delicato equilibrio di chi è più fragile tenendo conto di tutti i sistemi orbitanti attorno al mondo del minore senza sottrarlo dalla responsabilità civile e psichica che vincola ogni relazione col prossimo ed è caratterizzata da regole. Chi regole non ne ha, è invece vulnerabile come Peter Pan che per fuggire da un mondo di regole vola via dalla sua finestra per andare incontro ad un altro mondo; ma dopo i primi passi nell’indipendenza per ritrovare il suo equilibrio torna alla sua casa trovando la finestra chiusa. Perde così la propria ombra, cioè la propria realtà consistente, rimanendo in uno spazio sospeso, a sua volta non reale che è “l’Isola che non c’è”.

progetto a cura della dott.ssa Donatella Pepe, psicoloca

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